Guardia di Finanza

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09/09/2010



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Gli aiuti ai profughi ebrei ed ai perseguitati

Il ruolo della Guardia di Finanza (1943 - 1945)

Tipologia d'intervento
Gli aiuti ai profughi ebrei ed ai perseguitati furono assicurati dagli appartenenti alla Guardia di Finanza mediante:

- Il favoreggiamento, ovvero la materiale esecuzione, degli espatri clandestini, sia via terra che via mare (ricostruiti molti episodi verificatesi lungo la frontiera con la Svizzera e gli espatri via mare avvenuti a Genova - Voltri);

- l'ospitalità nelle caserme, ovvero nelle abitazioni private (verificatesi principalmente a Roma);

- la fornitura di documenti d'identità opportunamente falsificati; 

- l'arruolamento dei ricercati in qualità di Finanzieri Ausiliari (episodi accaduti a Roma, Genova, Milano e Madonna Tirano (SO), ove furono appositamente organizzati dei corsi); 

- la sottrazione dalla deportazione di individui già catturati e pronti a partire per ignota destinazione (fenomeno verificatosi in larga misura a Roma, ma anche in alcune località di frontiera);

- l'avvertimento della popolazione nei casi di operazioni di rastrellamento già pianificate dalle autorità di polizia e/o tedesche d'occupazione (ruolo ricoperto principalmente dagli appartenenti al Comando R. Guardia di Finanza per la città Aperta di Roma); 

- il mancato sequestro o confisca dei beni ebraici (casi verificatesi a Roma ed in Romagna);

- il servizio di corriere in favore delle famiglie già espatriate (non pochi casi si verificarono lungo il confine con la Svizzera).

Apporto Umano
Il fenomeno riguardò

- i singoli appartenenti al Corpo, i quali, spesso coadiuvati dalle proprie famiglie, si adoperarono nel portare aiuto ai perseguitati sfruttando i propri compiti istituzionali;

- i reparti territoriali, specialmente quelli dislocati in zone di confine.

La ricerca ha consentito di ricostruire le vicende legate a circa: 
n. 100 ufficiali; 
n. 30 sottufficiali; 
n. 30 appuntati e finanzieri. 
90 comandi di Circolo, Nucleo Polizia Tributaria, Compagnia, Tenenza, Brigata e Distaccamento.

Aree geografiche interessate
In via principale il Centro Nord d'Italia, corrispondente al territorio della Repubblica Sociale Italiana, ma anche i territori d'occupazione, come ad esempio la Francia meridionale ed i Balcani.

Perdite fra i militari del Corpo
Sono state ricostruite le posizioni di n. 12 militari del Corpo, distintisi per l'attività svolta in favore degli ebrei e dei perseguitati, caduti in tale contesto storico in quanto fucilati sul posto, ovvero morti nei campi di sterminio o per causa di tale internamento.

Immagini
Descrizione
I caduti della resistenza App. AMATO Domenico.
In servizio presso la Brigata di Casamoro, tratto in arresto il 17 febbraio 1944 a Porto Ceresio, accusato di aver collaborato "con alcuni cittadini a far passare il lago a molti ricercati". Deportato in Austria, morì il 27 febbraio 1945 nel campo di lavoro di Gusen (prossimo a quello di concentramento di Mauthausen, a 39 anni d'età, lasciando sconsolati la moglie e tre figli.
I caduti della risestanza Brig. ANTEZZA Michele.
Comandante del posto di controllo della R.G.di Finanza di Novel, presso St. Gingolph in Alta Savoia, dipendente dalla Compagnia di Thonon, si prodigò in difesa degli ebrei e di chiunque intendeva sottrarsi alle inique leggi italiane e francesi. Fu ucciso nella notte fra il 1° ed il 2 agosto 1943, in seguito all'assalto della caserma da parte di alcuni renitenti di leva, comunisti e franchi tiratori, mossi dall'odio contro gli occupanti italiani.
I caduti della resistenza App. ARENARE Paolo.
In servizio presso la Compagnia di Santa Maria Maggiore (NO). Già distintosi durante il primo periodo degli aiuti che il Corpo aveva offerto, in quella zona, sia in favore degli ebrei che dei perseguitati, il 10 settembre 1944, l'appuntato Arenare, che unitamente al cap. Arcangioli, aveva preso possesso dell'albergo "Oscella", sede del Comando tedesco di S. Maria Maggiore, rimase ucciso nel corso di una rappresaglia condotta sul posto da una squadra delle Brigate Nere.
I caduti della resistenza Brig. richiamato BURATTI Mariano.
In servizio presso la Compagnia di Viterbo. Il sottufficiale, datosi alla macchia dopo l'8 settembre 1943, diede vita ad una banda partigiana destinata ad operare nel viterbese. Fra i membri della cosiddetta "Banda Buratti" furono, quindi, accolti non pochi militari sbandati, ex prigionieri di guerra e internati, alcuni dei quali appartenenti alle forze armate anglo-americane. Arrestato - dietro delazione - dalla Gestapo, il brigadiere Buratti fu fucilato a Forte Bravetta il 31 gennaio 1944. Alla sua memoria fu concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare.
I caduti della resistenza Fin. CENTURIONI Tullo.
Appartenente alla Brigata di Porto Ceresio. Arrestato il 21 marzo 1944 per le sue responsabilità in merito agli espatri clandestini, fu immediatamente deportato in Germania, ove morì in data imprecisata.
I caduti della resistenza Fin. CORRIAS Salvatore.
In servizio presso la Brigata di Bugone ed aderente alla Brigata partigiana "Giustizia e Libertà-Artom". Distintosi, assieme agli altri colleghi, in numerose azioni eroiche, il fin. Corrias fu arrestato mentre ritornava dalla Svizzera ove aveva accompagnato un ex prigioniero inglese. Fu fucilato da elementi delle Brigate Nere il 28 gennaio 1945, nel recinto della stessa caserma di Bugone.
I caduti della resistenza Mar.llo Magg. CORTILE Luigi.
Comandante della Brigata di Clivio, fu catturato dai tedeschi l'11 agosto 1944. Deportato in Germania, per aver diretto il traffico di clandestini, vi morì il 9 gennaio 1945.
I caduti della resistenza  
Fin. DIAMANTI Virginio.
In servizio presso la Brigata Volante di Como. Dopo essersi adoperato in favore dei profughi, perse la vita il 18 giugno 1945 presso l'Ospedale Civile di Camerata (BG), a causa della T.B.C. polmonare che aveva contratto durante la prigionia in Germania.
I caduti della resistenza Fin. OCCHI Pietro.
In servizio alla Legione di Milano. In seguito agli avvenimenti dell'8 settembre, si era dato alla macchia, entrando subito a far parte di un'organizzazione partigiana operante in Lombardia. Catturato dai nazifascisti, l'8 aprile 1945 fu deportato a Mauthausen, ove cessò di vivere di lì a poco, ad appena ventuno anni d'età. Per il suo eroico comportamento, l'Occhi fu decorato della Croce di Guerra al Valor Militare, con la seguente motivazione: "Giovane e attento partigiano, all'atto dell'armistizio aderiva al movimento della Resistenza prodigando tutte le sue energie per il trionfo della libertà della Patria. Catturato a seguito di un capillare rastrellamento nemico, sopportava stoicamente atroci torture senza nulla svelare che potesse tradire la causa partigiana. Deportato nel campo di sterminio di Mauthausen l'8 aprile 1945, concludeva nella camera a gas il suo cosciente sacrificio. Mauthausen (Austria), giugno 1945".
I caduti della resistenza Ten. PAOLINI Gianmaria.
Già comandante della Tenenza e del Presidio di Stretto (Dalmazia), il Paolini aveva raggiunto l'Italia all'indomani dell'8 settembre '43. Raccogliendo sul posto i tanti militari sbandati, civili perseguitati dai nazifascisti (con molta probabilità anche ebrei), ma soprattutto ex prigionieri fuggiti dai campi di internamento, l'Ufficiale sostenne per un ciclo operativo numerosi scontri con i nazifascisti, distinguendosi per coraggio, ardimento e sprezzo del pericolo. Catturato dai tedeschi il 24 marzo 1944, nel mentre si recava in missione nel Nord, il tenente Paolini fu fucilato all'alba del 24 aprile 1944 in San Giovanni Valdarno. Alla sua memoria fu concessa la Medaglia d'Argento al Valor Militare.
I caduti della resistenza Fin. SACCHELLI Claudio.
In servizio a Milano dal 1940. Compromessosi con gli espatri clandestini fu arrestato dalle SS ed internato nel campo di concentramento di Mauthausen, ove morì di stenti il 26 aprile 1945, a trentadue anni d'età, lo stesso giorno in cui Milano veniva liberata dai suoi colleghi.
I caduti della resistenza Fin. TOLIS Giovanni Gavino.
Appartenente alla Compagnia di Chiasso. Postino delle organizzazioni partigiane, per le quali effettuava il servizio di staffetta trasportando clandestinamente lettere e messaggi riservati da o per la Svizzera, svolse un insostituibile opera in favore di ebrei ed antifascisti che tentavano la fuga dai rastrellamenti tedeschi. Denunziato al controspionaggio tedesco, fu catturato nella stessa Ponte Chiasso nel mentre trasportava valuta destinata alle organizzazioni clandestine. Deportato in Austria il 14 aprile 1944, il venticinquenne finanziere morì il 28 dicembre dello stesso anno nel campo di concentramento di Mauthausen - Gusen e la sua salma bruciata nel forno crematorio.



I caduti della resistenzaEpisodi più significativi
Nel settore degli aiuti agli ebrei si distinsero, in maniera decisiva, i sottonotati militari:
Capitano Leonardo Marinelli, già Comandante della Compagnia di Madonna diTirano, il quale, il 12 settembre 1943, favorì l'espatrio di circa 300 ebrei di origine slava, dopo averli liberati dal campo di internamento dell'Aprica;


Finanziere Scelto Giulio Massarelli, appartenente alla Brigata di Busto Arsizio, il quale operò attivamente nella zona di Biancone, favorendo l'espatrio di numerosi ebrei provenienti da Milano e di molti militari sbandati;

Finanziere Rino Dalla Pria, appartenente alla Brigata di Somneggio, il quale si adoperò lungo la rete di confine, lasciando passare in Svizzera sia i profughi ebrei che i militari alleati fuggiti dai campi d'internamento;
I caduti della resistenzaAlcuni esponenti della banda partigiana "Fiamme Gialle", capeggiata dal Generale Filippo Crimi, che ospitarono nelle caserme o nelle loro abitazioni private diversi ebrei scampati alla retata del 16 ottobre 1943.

Nel settore degli aiuti ai deportati si distinse principalmente il Brigadiere Salvatore Serra, che in più occasioni favorì la fuga di migliaia fra militari, civili, ebrei e perseguitati politici già caricati sui treni in partenza verso la Germania.

L'internamento dei militari del Corpo

La deportazione nei campi d'internamento tedeschi interessò 5.192 militari del Corpo, catturati sia nei territori d'occupazione, sia in quello nazionale.

Le perdite subite dalla Guardia di Finanza in tale ambito ed accertate ufficialmente ammontano a 234 unità.